Come sottolineato dal recente rapporto di Human Rights Watch, scariche elettriche, frustate, permanenza in catene sotto il sole cocente sono la “cura” che Phnom Penh riserva ai suoi tossicodipendenti, tuttavia in tutto il Sud-Est asiatico, come in Cina, uomini e donne arrestati mentre fanno uso di stupefacenti o sovente anche solo perché sospettati di uso o di spaccio sono rinchiusi i centri di riabilitazione, in condizioni sovente inumane.
Sottoposti a tortura, stupri, percossi per il semplice fatto di essere là, ancora peggio se non si adeguano al regime del campo o non si dimostrano sufficientemente produttivi nelle attività di lavoro forzato.Si potrebbe pensare che nella grande varietà di sistemi politici, livello economico, diversità di stili di vita, culture e fedi il fenomeno tossicodipendenza abbia in Asia un trattamento altrettanto vario.
Da un lato, le agenzie internazionali e gli esperti della salute pubblica a livello nazionale affermano la necessità che questo gruppo di popolazione diventi oggetti di specifici programmi di assistenza compatibili con la loro reale condizione; dall’altro, gli organi di polizia considerano le stesse persone in termini di partecipazione ad attività illegali.In questo caso, i tossicodipendenti ‒ visti come irregolari e non come bisognosi di aiuto ‒ sono sovente isolati, controllati e detenuti.
In aggiunta, in molti casi non vi è neppure il tentativo di accertare che quanti sono affidati ai centri siano davvero tossicodipendenti.Dall’ultima statistica disponibile sul numero delle istituzioni “riabilitative”, elaborata da Unodc e riferita ai dati del 2006, risultava che nel Laos i centri erano tre con 900 “ospiti”; 66 centri in Myanmar con 1.500 detenuti; 49 centri in Thailandia, nel 2005, per 2.400 ospiti e altri 17 centri per minori con 3.500 giovani; in Vietnam, tra 60mila e 70mila tossicodipendenti risultavano rinchiusi in 80 centri (quasi equivalenti agli 80.414 prigionieri comuni censiti nel 2007) ai quali andavano aggiunti 35mila detenuti tossicodipendenti.«Questo tipo di risposta ‒ si dice ancora all’Unodc ‒ indica che i centri sovente rappresentano una risposta ibrida all’uso di stupefacenti (un reato) e alla dipendenza (ovvero un problema di salute).
Fonte:
http://www.avvenire.it/Mondo/Droga+lAsia+rinchiude+i+suoi+tossicodipendenti_201004070901231070000.htm